Pastorali

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di John Taggart

Traduzione e introduzione di Cristina Babino

Testo a fronte in lingua originale (inglese/italiano) | English/Italian parallel text

La poesia di John Taggart ha il respiro meditato e profondo, l’estensione quieta e maestosa degli spazi della sua Pennsylvania: una vastità generosa di scenari in larga parte rurali, dove i giorni si fanno di rassicurante routine, di abitudini e tradizioni secolari. E’ la terra della cultura Amish (la cui lingua è detta non a caso Pennsylvania Dutch), chiusa nelle sue granitiche consuetudini, nel suo ricercato, intestardito isolamento. Ma la versificazione di Taggart, solo all’apparenza semplificata, colloquiale – e invece fortemente influenzata dalla poetica oggettivista di Louis Zukofsky e George Oppen – possiede anche, tra le pieghe di un rapporto serrato tra senso e suono, il ritmo scandito, le sincopate, ragionate ripetizioni del rhythm and blues. Le sue Pastorali sono canzoni intense e brevi, delicate e incise di sottile ironia, che restituiscono un mondo quotidiano, dove gli oggetti vivono la vita dei ricordi a cui sono allacciati, l’ambiente quella segnata dall’evidenza persistente dell’intervento umano. (Cristina Babino)

Vincitore del Premio Marazza 2014 per la traduzione poetica – sezione giovani